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  • Le case “Popolarissime”

    Le case “Popolarissime”

    Case “Popolarissime”. Questo è il nome che viene dato alle abitazioni (i “casermoni”) del quadrilatero Scalo-Malvasia, un quartiere alla periferia di Bologna nato a metà degli anni ’30 e oggetto di un recente progetto di riqualificazione urbana.

    Il quartiere è composto da diversi stabili a più piani e si articola in rioni autosufficienti caratterizzati dalla messa in comune di vari servizi, aree attrezzate e di zone verdi.

    Per chi si addentra in questo quartiere è difficile non percepire il forte contrasto tra la brutale imponenza dell’architettura, con i suoi pilastri in cemento armato, e la fragilità di una natura non più selvaggia ma addomesticata in piccole e uniformi aiuole.

    Il silenzio è denso e talvolta lascia spazio a puntiformi apparizioni sonore (una serranda che si abbassa, l’abbaiare di un cane, il battere d’ali di uno stormo d’uccelli), testimonianze delle vite che popolano quel luogo.

    La luce abita questi spazi: penetra flebile e sottile attraverso i pilastri, si fa largo nel campo da basket e rimbalza di colore in colore, si riflette sulla superficie specchiante che ricopre la palestra di quartiere, e finisce la sua corsa su una panchina dalla forma sinuosa e moderna, a fianco di quella coppietta di pensionati che ama assaporare gli ultimi tepori dell’autunno. Sono lì fermi e in silenzio, forse stanno ripensando a quel giorno di trent’anni fa in cui si sono trasferiti qui per la prima volta o forse, semplicemente, stanno aspettando che arrivi qualcuno a cui far notare la brutta crepa sull’intonaco nuovo.

  • Veresegyház. Lo skyline della canna palustre

    Veresegyház. Lo skyline della canna palustre

    Quel che più colpisce di questa città a circa 40 minuti di treno da Budapest è il suo skyline: lontano dalle monumentali e imponenti proporzioni della capitale, si ritrovano qui forme più semplici e archetipiche, quelle forme che nascono dalla terra e che non osano sfiorare il cielo.

    Le abitazioni, per la maggior parte ad uno o due piani, formano un intricato reticolo di strade in cui è difficile, per il visitatore occasionale, orientarsi . Ciò spinge ad affinare lo sguardo e a cogliere, nelle cose più comuni, piccoli punti di riferimento: un vecchio cancello arrugginito, una dismessa cabina telefonica trasformata in “cabina di lettura” comunale, un volantino sbiadito sulla fermata del bus.

    Le facciate, volti familiari e ammiccanti, osservano i passanti: alcune si nascondono con timidezza dietro ad alte staccionate , mentre altre protendono con superbia i loro alti e bianchissimi colonnati.

    Nel ritmico susseguirsi di villette a schiera immerse nel silenzio (il silenzio di chi ha scelto di vivere lontano dalla grande città) compaiono talvolta le alte e slanciate silhouette di pali della luce e di torrette solitarie, che, come guardiani della quiete, si stagliano nel cielo chiaro del tramonto.

    Lo sguardo si perde nel monotono saliscendi delle falde dei tetti – alcuni dalla pendenza piuttosto pronunciata per far fronte alle forti nevicate che in inverno imbiancano queste zone – e segue svogliato il volo del germano reale, testimone secolare di chi ha deciso di trasferirsi qua tra laghi e canneti.