Veresegyház. Lo skyline della canna palustre

Quel che più colpisce di questa città a circa 40 minuti di treno da Budapest è il suo skyline: lontano dalle monumentali e imponenti proporzioni della capitale, si ritrovano qui forme più semplici e archetipiche, quelle forme che nascono dalla terra e che non osano sfiorare il cielo.

Le abitazioni, per la maggior parte ad uno o due piani, formano un intricato reticolo di strade in cui è difficile, per il visitatore occasionale, orientarsi . Ciò spinge ad affinare lo sguardo e a cogliere, nelle cose più comuni, piccoli punti di riferimento: un vecchio cancello arrugginito, una dismessa cabina telefonica trasformata in “cabina di lettura” comunale, un volantino sbiadito sulla fermata del bus.

Le facciate, volti familiari e ammiccanti, osservano i passanti: alcune si nascondono con timidezza dietro ad alte staccionate , mentre altre protendono con superbia i loro alti e bianchissimi colonnati.

Nel ritmico susseguirsi di villette a schiera immerse nel silenzio (il silenzio di chi ha scelto di vivere lontano dalla grande città) compaiono talvolta le alte e slanciate silhouette di pali della luce e di torrette solitarie, che, come guardiani della quiete, si stagliano nel cielo chiaro del tramonto.

Lo sguardo si perde nel monotono saliscendi delle falde dei tetti – alcuni dalla pendenza piuttosto pronunciata per far fronte alle forti nevicate che in inverno imbiancano queste zone – e segue svogliato il volo del germano reale, testimone secolare di chi ha deciso di trasferirsi qua tra laghi e canneti.